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LA RITENZIONE IDRICA

E' un disturbo molto diffuso tra la popolazione, in particolar modo quella femminile ed in Italia interessa circa il 30% delle donne. La causa può essere dovuta ad alcune patologie, come la disfunzione cardiaca o renale, l’infiammazione, od una forma allergica, ma più spesso è causata da uno stile di vita sbagliato e da una alimentazione scorretta.


La “ritenzione idrica” è la tendenza dell’organismo a trattenere liquidi, questi si accumulano maggiormente nelle zone già predisposte all’accumulo di grassi come le cosce, i glutei e l’addome.


In medicina questo accumulo anomalo di liquidi viene definito “edema”, l’edema è una condizione di metabolismo alterato, dove a causa di un cattivo funzionamento del sistema venoso e linfatico, questi liquidi che ristagnano, ricchi di tossine, vanno ad alterare un metabolismo cellulare già sofferente per un ridotto apporto di ossigeno e nutrienti.


Proprio per la sua notevole diffusione la ritenzione idrica è un problema molto sentito ma spesso sopravvalutato. Molte donne infatti attribuiscono erroneamente alla ritenzione il proprio sovrappeso ignorando che, in assenza di patologie importanti, il contributo della ritenzione idrica sull'aumento di peso è tutto sommato marginale. E' invece vero il discorso contrario; è cioè il sovrappeso a rallentare la diurisi e favorire la ritenzione idrica.

L'EDEMA

Dal greco (οίδημα, gonfiore) è quindi un accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dell'organismo.


Può interessare una zona circoscritta, come ad esempio una gamba, oppure può essere generalizzato, quando si manifesta in tutto l'organismo. In questo caso, prima che l'edema sia clinicamente evidente, devono accumularsi diversi litri di liquido; per questo motivo l'aumento di peso precede generalmente le altre manifestazioni dell'edema. Quando l'edema interessa tutti i distretti corporei si parla di anasarca.

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Per capirne correttamente le cause dobbiamo prendere in considerazione la generazione di fluido interstiziale: essa è descritta dall'equazione di Starling che descrive la relazione tra pressione osmotica e pressione idrostatica, pressioni che agiscono in direzioni opposte lungo le pareti semipermeabili dei capillari.

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Nell'organismo sano la pressione idrostatica, che tende a determinare la fuoriuscita di liquidi dai capillari, è pressoché bilanciata dalla pressione colloido-osmotica, che si esercita in direzione opposta. Quella minima fuoriuscita di liquidi nello spazio interstiziale viene drenata dai vasi linfatici, che la reimmettono nel circolo venoso attraverso il dotto toracico che sbocca nella giunzione tra la vena succlavia e la vena giugulare interna. Quando la pressione idrostatica non è più bilanciata dalla pressione colloido-osmotica si verifica un'ostruzione linfatica, aumenta la permeabilità vascolare e si verifica un accumulo di liquido negli interstizi che, se non risolto, provoca l’edema.


La cellulite è una conseguenza dell’edema.
Si tratta di un alterazione dei tessuti cutanei, generalmente distinta in tre fasi di sviluppo, relativi alla serietà e alla formazione del problema. La prima fase è quella edematosa, caratterizzata da un ristagno dei liquidi che provoca una lieve ondulazione dell’epidermide e pesantezza alle gambe o ai piedi. La seconda fase è quella fibrosa, in cui la pelle assume l’aspetto a buccia d’arancia, cioè con avvallamenti e “buchi”, i tessuti iniziano a perdere compattezza e tonicità. La terza fase è quello sclerotica, con una deformazione notevole della pelle, che perde anche elasticità, mentre il tessuto circostante (connettivo) appare flaccido, è male irrorato dal sangue, freddo al tatto e fa male quando si preme.

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La microcircolazione sanguigna viene compromessa e finisce con l'ingolfarsi e far soffrire il tessuto adiposo sottocutaneo; la pelle allora “si ribella” e manifesta con questo tipo di inestetismo. Il disturbo non si risolve nell'aspetto a buccia d'arancia della pelle, anzi, questo inestetismo è solo il campanello d'allarme di un danno al microcircolo più o meno serio.

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Definita col termine di "pannicolopatia-edemato-fibro-sclerotica" è considerata un inestetismo che colpisce circa l'80-90% dei soggetti di sesso femminile.Si evidenzia soprattutto in alcune regioni del corpo (cosce, glutei e fianchi), particolarmente sensibili all'azione degli ormoni sessuali femminili (estrogeni) che tendono a far ritenere liquidi e accumulare grasso. Si instaura nell'ipoderma, tessuto prevalentemente adiposo posto al disotto dello strato più superficiale della cute (derma).


Le cellule adipose aumentano di volume e trattengono liquidi mentre il metabolismo tra gli spazi intercellulari (microcircolazione sanguigna e linfatica periferica) procede con difficoltà. Il mancato drenaggio dei liquidi determina quindi una stasi idrica e un processo infiammatorio locale.


Le alterazioni possono essere di vario grado, fino a rotture e lacerazioni delle membrane cellulari. I grassi (trigliceridi) fuoriescono e si insinuano tra le cellule e i tessuti fino a formare una massa compatta che altera completamente la struttura e il metabolismo dei tessuti coinvolti (lipodistrofia). La compressione a cui è soggetto il connettivo si ripercuote sui vasi sanguigni (blocco del metabolismo e abbassamento della temperatura locale) e sulle terminazioni nervose (dolore).

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A seconda della gravità del disturbo, si distinguono tre tipi di cellulite: cellulite compatta, flaccida o edematosa. La cellulite compatta colpisce di preferenza soggetti in buona condizione fisica e con una muscolatura tonica e spesso si tratta di una semplice ritenzione idrica dovuta a perdita di liquidi a causa dello sforzo fisico; la cellulite flaccida si manifesta specialmente in persone di mezza età, che hanno un tessuto ipotonico; la cellulite edematosa, infine, si manifesta in associazione a quella compatta, di preferenza sulle gambe, e rappresenta la conseguenza abbastanza comune di patologie circolatorie. Il disturbo può passare da semplice ritenzione a lesioni manifeste anche permanenti (sclerosi), che si presentano con nodosità dure e dolenti sottocutanee. Le cause sono molteplici e possono essere legate a fattori costituzionali, ormonali, vascolari. L'abuso di alcol e il fumo non migliorano di certo la situazione.