Il linfedema dell’arto superiore o linfedema secondario è normalmente una conseguenza di una operazione di mastectomia al seno (asportazione parziale o totale dei linfonodi sotto ascellari) o di un successivo trattamento radiante che purtroppo danneggia i linfonodi presenti. Può svilupparsi dopo breve tempo dopo la chirurgia o i trattamenti, come dopo molti anni a causa di una puntura di insetto o di una spina (rosa o atra pianta del genere) o di uno sforzo eccessivo o prolungato.

Tale linfedema è uno dei più delicati da trattare e richiede il meglio della tecnologia a disposizione.

COSA OCCORRE FARE PER MIGLIORARE LA SITUAZIONE E MANTENERE I BENEFICI NEL TEMPO ?

Spingere la linfa che ristagna lungo la propria direzione naturale (fisiologica) e cioè verso i relativi collettori di scarico: in particolare è il dotto toracico che raccogliere la linfa da scaricare.

Si può capire come un buon apparecchio di pressoterapia, se serio e ben progettato, possa avere un ruolo fondamentale all’interno del protocollo terapeutico integrato: occorre quindi acquisire un sistema che sia progettato e costruito per esercitare le azioni sopra descritte. Dovrà perciò avere le seguenti caratteristiche:

Essere sequenziale (tutti i settori che compongono il gambale o il bracciale si gonfiano uno dopo l’altro a partire da quello più periferico, piede o mano, sino all’ultimo e solo quando dopo quest’ultimo ha raggiunto la pressione desiderata, si sgonfiano tutti insieme) e non peristaltico (i settori si gonfiano uno alla volta: si gonfia il primo e poi quando si gonfia il secondo si sgonfia il primo e così via…). Per capire il meccanismo pensate all’operazione che fate per svuotare un tubetto di dentifricio o di maionese!

Sistema Sequenziale:

 

Sistema peristaltico:

 

 

Come si può vedere dagli schemi di funzionamento, appare chiaro come il sistema sequenziale sia quello più efficace in quanto evita qualsiasi flusso all’indietro, cioè in senso contrario alla direzione naturale del sangue venoso e della linfa, flussi che vanno dalla periferia dell’arto alla base dell’arto stesso. Il sistema peristaltico gonfiando un settore alla volta spinge pare del fluido nella direzione giusta e parte in quella inversa andando così a peggiorare la situazione !

Avere un ciclo operativo (fase compressiva e fase decompressiva) di almeno 60 secondi, il che significa che in una mezz’ora di trattamento l’apparecchio svolge almeno 30 massaggi (in quanto l’insieme della fase compressiva e decompressiva dura un minuto).

Ancora meglio, soprattutto per il trattamento del braccio grosso se il ciclo operativo è di 30 secondi per poter nella mezz’ora di trattamento effettuare 60 massaggi. Molti altri sistemi di pressoterapia hanno cicli operativi di 2, 3 addirittura 4 minuti, il che vuol dire dai 7 ai, massimo, 15 passaggi: una efficacia davvero scarsa.

Avere le camere d’aria (sacche) che si gonfiano all’interno dei gambali e bracciali, parzialmente sovrapposte e sostituibili individualmente: se queste sacche sono sovrapposte non si creano spazi tra un settore e l’altro quando si gonfia (effetto palloncino), generando un massaggio estremamente omogeneo ed efficace.

I gambali ed i bracciali non costruiti con questo criterio esercitano una azione molto disomogenea sull’arto, perdendo di efficacia. Il problema si accentua molto con l’edema linfatico, essendo quest’ultimo veramente molto sensibile alla continuità e alla omogeneità dell’azione compressiva.

 

 

Inoltre se si rovina una camera d’aria interna non occorre sostituire l’intero gambale ma la singola camera d’aria in quanto sostituibile.

Avere almeno sei settori di gonfiaggio o meglio ancora 8 settori affinché si generi la spinta ed il drenaggio corretto. Potersi dotare di un apparecchio ad 8 settori significa esercitare sull’arto trattato una azione veramente omogenea, del tutto sovrapponibile ad un trattamento effettuato con un apparecchio professionale.

Apparecchi consigliati: